Paolo Ghedina

L’EVOLUZIONE SOCIO-ECONOMICA DELLE TERME EUGANEE

Premessa

I Il territorio in età preistorica e protostorica, le più antiche presenze antropiche e l'inizio dello sfruttamento delle acque termali

II Le Aguae Patavinae di età romana e la situazione delle terme in età medioevale

III La rinascita delle terme nel XIX secolo e le attività economiche del primo Novecento

IV La realtà socio-culturale attuale





Premessa

Lo studio e la comprensione dell’attuale complessa fase economica e sociale del territorio termale euganeo non può prescindere da un sia pur sintetico esame che sappia guardare alla storia, alle vicende del passato ed ai segni che l'uomo ha lasciato sul territorio. Non possiamo capire il presente senza comprendere come si sono evolute la cultura e le tradizioni locali. E’ importante capire come, nei secoli, si sono formate e sviluppate le nostre comunità perchè non possiamo prescindere dalla storia di tutti coloro che ci hanno preceduto e con il loro lavoro hanno contribuito all’evoluzione della comunità civile di questa terra, dal più umile e silenzioso lavoro contadino ed artigiano, a chi ha dedicato la propria vita allo studio dei fenomeni termali, a chi ha assunto cariche pubbliche, ai molti albergatori che dal nulla hanno creato ”case” fiorenti. Questa terra ha conosciuto grandi splendori e decadenza, prosperità e miseria, sempre in bilico tra progresso e degrado, questa terra e stata generosa con i propri figli anche se ha chiesto in cambio grandi sacrifici. Chi oggi giunge alle terme ed alberga in uno dei tanti stabilimenti termali trova un ambiente confortevole, una città piacevole, cure sempre all’avanguardia divertimenti e svaghi ma per chi sa leggere in profondità la situazione e più complessa. Pur nella brevità e nella sinteticità richiesti dalla Circostanza cercheremo quindi di capire, in chiave diacronica questa complessità suggerendo alcune linee guida ed alcune riflessioni che riteniamo fondamentali e con le quali saranno sicuramente chiamati a confrontarsi coloro che sono e che saranno responsabili della Cosa Pubblica.




I Il territorio in età preistorica e protostorica le più antiche presenze antropiche e l'inizio dello sfruttamento delle acque termali

Le più antiche testimonianze della presenza umana sul nostro territorio risalgono al IV millennio a.C. e cioè al periodo Neolitico (o della pietra lavorata) ed a quello Eneolitico (o del rame) , un periodo nel quale, accanto all’uso di utensili in pietra lavorata e di osso, si afferma l'uso del rame per costruire coltelli, asce, ed in genere armi da taglio e da punta, un periodo nel quale, sul piano sociale si costituiscono nel nostro territorio, le prime organiche aggregazioni umane. Proprio reperti di questo tipo come punte di freccia, raschiatoi, oltre a resti di vasellame ad impasto grezzo e lavorato rozzamente sono venuti alla luce in diverse occasioni, oltre che alle pendici del Monte Venda, in località Castelnuovo, anche a Montegrotto, alle falde del Monte Castello, presso il Camposanto ed a Monterosso come testimonia Luciano Lazzaro il compianto archeologo e storico à di Padova che ha dedicato molti studi alla storia terme (1). Questi reperti, affiorati casualmente e mai oggetto di scavi condotti con metodo e scientificità, non sono in grado di fornirci un quadro completo della situazione dell’epoca ma possono farci intuire di essere di fronte ad una popolazione pre-indoeuropea, da lunga tradizione chiamata Euganei, un popolo ritenuto affine ai Camuni che si espanse tra la costa adriatica e :le Alpi Orientali. Gli Euganei vivevano in piccoli villaggi costruiti su palafitte (resti di alcune di queste sono state rinvenute presso il laghetto di Arqua) avevano una struttura sociale ed economica piuttosto primitiva, i commerci e gli scambi culturali con altre popolazioni non erano frequenti: si trattava di un popolo che si era sviluppato su queste terre, una popolazione indigena che viveva di caccia e di pesca. Gli Euganei furono i primi a scoprire ed a sfruttare, secondo le loro conoscenze e la loro cultura, i fenomeni termali. Le terme erano allora sorgenti d’acqua calda che sgorgavano naturalmente dal suolo ed andavano a formare delle pozze, come dei bassi laghetti, sulle cui rive si sviluppo in epoca protostorica un’attivita termale legata con ogni probabilità al culto delle acque. Queste popolazioni credevano che nell’acqua abitassero delle divinità che rendevano le sorgenti del tutto speciali; cominciarono i primi, seppur primitivi usi terapeutici dell’acque e del fango, e forse anche le prime preoccupazioni perchè queste terre e queste acque furono sempre viste nella duplice veste di salvifiche e di mortifere. L’acqua liberava gli uomini e forse anche gli animali da alcune malattie ma non poteva essere usata normalmente per bere ne dagli uomini ne dagli animali e quando si sviluppo l'agricoltura, ben presto ci si accorse che quest’acqua non era adatta all’irrigazione dei campi. Su questo tema della duplicità degli effetti dell’acqua termale abbiamo una ricca letteratura. La prima e più antica testimonianza letteraria che riguarda la nostra zona, come ha opportunamente sottolineato il professor Lorenzo Braccesi, ordinario di Storia Greca à di Venezia, e davvero poco rassicurante (2). Essa e dovuta ad un autore che chiamiamo prearistotelico il quale, in un’opera dal titolo ”De mirabilibiis auscultationibus” riferisce di un lago che ha 1’acqua calda: da esso spira un odore greve e dannoso e nessun animale beve la sua acqua, nessun uccello lo sorvola, ma piomba a terra e muore”. In verità, l'opinione, ovvero il pregiudizio, secondo il quale l'aria di un luogo sia buona solo in presenza di buona acqua potabile, e opinione antichissima che trova riscontro negli insegnamenti di Ippocrate. Il tema della dannosità dei vapori dell’acqua termale, dei miasmi, come erano chiamati, assieme al tema della salubrità dell’aria delle terme, o un tema che ritroviamo nella ricca letteratura che riguarda le terme, anche Salvator Mandruzzato tra la fine del ’700 e gli inizi dell’800 dedica degli studi sulla salubrità dell’aria delle terme (3). Oggi sappiamo che ben altri sono gli inquinanti che minacciano la nostra aria: i pericoli vengono infatti dal traffico, dalle attività industriali e da alcune lavorazioni artigianali oltre che da un uso errato delle fonti di energia che utilizzano il petrolio ed i suoi derivati. E’ comunque importante che rimanga vivo il dibattito sulla salubrità dell’aria, che si effettuino seri controlli periodici perchè sempre di più si chiederà che questo dato entri a far parte di di quegli indicatori che misurano la qualità della vita e l'efficacia delle cure termali. Chi verrà a curarsi chiederà sempre di più condizioni ambientali che favoriscano la buona salute e che siano il più lontano possibile dagli standard di qualità dell’aria delle grandi città, sempre così pericolosamente vicine alla soglia del pericolo. Torniamo dunque ai nostri Euganei. A partire dal XII o forse dal’ XI secolo a.C. alle popolazioni indigene che abbiamo chiamato Euganei, si sovrappongono i Veneti o Paleoveneti, un popolo culturamente e socialmente più strutturato e più evoluto, più ricco, tecnolocicamente più avanzato. I Veneti conoscevano la ruota, il carro, i loro cavalli erano apprezzati anche fuori dai confini veneti, sapevano navigare. I Veneti nel loro più fiorente periodo, intorno al VII secolo a.C., non solo erano in grado di lavorare tutti i metalli e sapevano fondere con maestria, ma sapevano anche realizzare manufatti di grande pregio, realizzare lamine finemente sbalzate e cesellate, fabbricare vasi di terracotta eleganti e resistenti. I Veneti sanno commerciare, hanno relazioni culturali e commerciali con gli Etruschi, la Grecia e con l'Oriente, conoscono la scrittura ed utilizzano un alfabeto di tipo greco. Con ogni probabilità venivano proprio dal'’ Oriente. Non torno sulla questione della provenienza dei Veneti, un tema molto discusso e studiato: la leggenda, riportata da fonti sia greche che latine, vuole sia stato Antenore, fuggitivo da Troia, a condurre i Veneti in questi luoghi; e un tema molto interessante, recentemente studiato dal Professor Lorenzo Braccesi, il quale ha dato diverse chiavi di lettura, tutte molto suggestive, di questa leggenda. Il nucleo, il fondamento storico della leggenda, le fonti letterarie antiche e riscontri di materiale archeologico confermano una presenza, in epoca protostorica, precedente cioè al primo millennio, nell’area .

I Veneti sono dunque un popolo abbastanza evoluto, che sviluppa ad Este ed a Padova una vera e propria civiltà che chiamiamo atestina e di cui oggi abbiamo testimonianza archeologiche ricche ed interessanti. Da queste testimonianze si ricava che i Veneti passano dal baratto al commercio introducendo dapprima l'areaù rude, cioè piccoli frammenti di bronzo e più tardi, intorno al V secolo a.C., vere e proprie monete (4). Questo popolo pratica una religione abbastanza evoluta, attestato il culto di Diomede, del Dio Silvano, del Dio Apono, di Gerione. In epoca paleoveneta si sviluppa, a Montegrotto Terme tra il Monte Castello ed il Colle della Prebenda, un’intensa attività religioso-termale testimoniata dal ritrovamento di migliaia (3.500 in una sola sessione di scavo nel l911) di vasi ”in terracotta interi o quasi, ammassati regolarmente, come a formare un argine, oltre ad una enorme quantità di frammenti... insieme ai fittili un certo numero di bronzi votivi, carboni, ossa di animali domestici, corna di cervo”. E’ dimostrato che questi vasi non sono oggetti di uso comune ma oggetti votivi e cultuali. Per tutti gli aspetti che riguardano la civiltà paleoveneta in ambito termale, oltre al già citato lavoro di Luciano Lazzaro rimando al volume Padova Preromana (5). Anche ad Abano, intorno al Montirone, presso il Kursaal, sono venute alla luce in epoca abbastanza recente (1964) tracce di un deposito rituale di epoca paleoveneta a testimonianza di una policentricità, delle terme che data da lungo tempo e che costituisce una caratteristica del territorio (la prima che segnaliamo) il quale, pur avendo caratteristiche ambientali comuni, si articola in diversi centri tra loro simili .

Poche ed incerte sono, in loco, le testimonianze di abitazioni e di sepolture; dove non troviamo questi elementi possiamo dire che la gente non abitava, non si fermava ad abitare. Ci troviamo di fronte ad un santuario dove la gente accorreva numerosa , si bagnava ed offriva al dio degli ex voto, dove si compivano libazioni rituali e si consumavano sacrifici di animali. Qui pero la gente non abitava, noi non conosciamo il motivo ma evidentemente mancavano le condizioni ambientali per uno sviluppo di tipo urbano. Se pensiamo che tutte le altre testimonianze archeologiche della civilti Paleoveneta ci vengono quasi esclusivamente, proprio da sepolture, il fatto di non avere trovate in loco o quanto mai sintomatico. Ecco una seconda caratteristica del territorio che si mantiene anche nei secoli successivi, quella di essere un sito molto frequentato e poco abitato. E’ questa una caratteristica che o rimasta tale fino al nostro secolo, fin quasi ai nostri giorni e che va valutata e garantita con grande attenzione. Vi e infatti un pericolo, tutt'altro che teorico che come molti centri della cintura urbana di Padova, anche la zona termale euganea diventi un luogo ad alta densità abitativa, una città-dormitorio che farebbe perdere alle terme una loro caratteristica fondamentale. L’ospite che viene qui in cura non cerca di certo un contesto urbano e men che meno un improbabile modello di periferia urbana ma piuttosto una piccola cittadina che sappia offrire alcuni servizi fondamentali ma conservi il più possibile un ambiente naturale. Credo che le Amministrazioni pubbliche dovrebbero evitare con ogni cura ed in particolare con adeguati strumenti urbanistici questa tendenza ormai in atto. E’ abbastanza certo che i Paleoveneti non avessero una struttura politico-amministrativa precisa ne un’organizzazione fiscale strutturata e dunque nemmeno una suddivisione del territorio in entità locali definite da confini. Per concludere il quadro del periodo Veneto possiamo affermare di trovarci di fronte ad un territorio di una certa rilevanza, che gode una discreta fama, ricco di risorse naturali di boschi, di terreni fertili e soprattutto dotato di una grande risorsa, quella termale, che e localizzata in due siti, un centro che attrae molta gente, un territorio abbastanza frequentato ma poco abitato.






II Le Aquae Patavinae di età romana e la situazione delle terme in età medioevale

Alla fine del II secolo a.C. i Paleoveneti fanno i conti con l'espansionismo romano. Nel 184 a.C. i Veneti si federano ai Romani conservando per un certo tempo proprie leggi, magistrature e addirittura la propria monetazione che convisse per un certo tempo con quella romana. Il nostro territorio non fu dunque conquistato dai Romani anche se e evidente ce la civiltà romana più socialmente più evoluta e tecnologicamente più avanzata si sovrappose a quella Paleoveneta In epoca romana le terme conoscono un periodo di splendore; come ben sappiamo i romani seppero valorizzare le terme di tutta Europa perchè, nella loro cultura, le terme costituivano un momento importante per il riposo, il tempo libero e la salute della mente e del corpo. Se Padova e tra le città più importanti del Nord Italia, le sue terme non sono meno conosciute e decantate da scrittori e poeti. Le fonti letterarie latine e greche che riguardano le terme sono molto ricche: Plinio, Svetonio, Marziale, l’Antologia Latina, Livio, Lucano, Plutarco, Claudiano, Silio Italico, Claudio Mario Vittore e Ausonio. Tra tutte queste fonti, attentamente studiate nel già citato saggio di Luciano Lazzaro, ricordero, per tutte, il poema epico sulla Guerra Punica di Silio Italico che definisce i nostri antenati ”Apono gaudens pog,ulus”, che in italiano suona: popolo felice di Abano. Anche i numerosi reperti archeologici, venuti alla luce casualmente o ritrovati nelle poche campagne regolari di scavi, testimoniano ampiamente il periodo romano. Essi ci raccontano che non vi 0 più solo un laghetto naturale, quello che abbiamo chiamato il lago sacro tra il Monte Castello ed il Colle della Prebenda, nei pressi del Municipio di Montegrotto, lago nel quale la gente si immerge come nei secoli precedenti, ma che più a sud, presso il Colle Bortolon, sono sorti veri stabilimenti termali con piscine lastricate e coperte, porticati, un teatro coperto, un tempio, acquedotti, strade di comunicazione, abitazioni, magazzini di derrate alimentari. Non molte, in realtà le abitazioni e non frequenti le sepolture se non lungo la direttrice della strada per Mandria verso Padova, come era in uso presso i romani che acquistavano piccoli lotti lungo le strade per le loro sepolture. Dalle testimonianze epigrafiche delle sepolture risulta che queste terre furono date a veterani dell’esercito e della marina di Roma. Da alcune rilevazioni aeree, e setellitari e da alcuni reperti rinvenuti recentemente si conclude che in zona vi e un centuriazione anche se non e rilevabile un vero e proprio abitato. La zona termale euganea che in realtà gravita attorno a Montegrotto, (che sembra essere il sito con una presenza più antica) ed intorno al Montirone , e definita: Aquae patavinae o Patavini Fontes, non esiste un municipium; i due municipia della zona sono Padova ed Este. In quest’epoca le terme euganee sono quelle che noi definiremmo una zona zona sportiva prossima ad una grande città, una zona con strutture ricreative, una specie di villaggio olimpico di Padova dove gli abitanti trascorrono il tempi libero, gli otia. Probabilmente alcune fonti ed alcuni laghetti di acqua calda rimasero pubblici mentre alcuni elementi architettonici fanno pensare che le grandi piscine lastricate di cui abbiamo detto, venute alla luce dopo la metà del ’700 e oggi visibili nella zona degli scavi di Montegrotto, fossero in realtà pertinenze di un palazzo imperiale non propriamente pubblico. Possiamo affermare che anche in epoca romana si accentua una caratteristica già evidenziata in epoca paleoveneta: una relativa scarsità di residenze a fronte di un certo pendolarismo e di un gran numero di ”visitazioni” delle terme. A questa caratteristica, ereditata dal passato, se ne aggiunge, pertanto, in epoca romana una terza: quella della privatizzazione delle terme. Si tratta di una caratteristica abbastanza costante nei secoli successivi. Sono assai rari e, tutto sommato marginali, i momenti e gli ambiti in cui si e cercato di favorire un termalismo di tipo pubblico e cioè gestito dallo Stato o da un ente locale, tanto che anche l'esperienza recente dello stabilimento termale dell’INPS di Battaglia Terme 0 pressochè fallito. Il fatto che le fonti termali siano in mani private nasconde, come ciascuno intende, pregi e difetti. Assieme a queste caratteristiche se ne sviluppa una, già evidenziata in epoca paleoveneta, quella della policentricità di siti termali che, pur essendo abbastanza simili tra loro ed insistendo in un ambiente naturale unico, vanno assumendo proprie caratteristiche. Il territorio termale euganeo in epoca romana, pur non essendo molto esteso, si articola su quattro poli. Quello del Montirone – Kursaal dell’ APT, ad Abano Terme, quello del lago sacro corrispondente alla zona del Municipio di Montegrotto Terme, quello intorno al Colle Bortolon, l'attuale zona scavi romani, e quello delle cosiddette terme neroniane, più a sud, presso 1’ omonimo stabilimento termale. L’espansione della zona termale verso sud e una caratteristica che continua nel Medioevo e non o escluso sia legata a fattori geologici che hanno portato a variazioni dell’equilibrio idrogeologico e favorito lo scaturire di nuove fonti ovvero, hanno fatto aumentare la temperatura e la portata di alcune fonti che precedentemente erano tiepide. Ma e possibile che, come in qualche caso l’acqua termale profonda abbia trovato nuovi sbocchi verso l’alto, così in altri siti la vena termale si sia affievolita e raffreddata. In epoca contemporanea, con lo scavo dei pozzi termali si e ovviato a questi fenomeni, pur essendosi manifestato negli anni passati un generale abbassamento della falda che ha lasciato a secco, tra gli altri, lo storico colle del Montirone, mentre in antico e fino alla meta del nostro secolo dal wontirone sgorgavano le acque più calde e copiose di tutto il bacino. Riassumendo la situazione notiamo che un sito e nell'attuale Comune di Abano Terme mentre gli altri tre sono a Montegrotto, a riprova che al di là del nome (il nome storicamente più noto e quello di Abano) le terme più importanti, o almeno quelle numericamente più rilevanti sono a Montegrotto. Di più, le terme che, per comodità chiamiamo di Montegrotto, appartengono, in realtà, a zone diverse, anche sul piano toponomastico: il sito del lago sacro in zona Municipio e chiamato, fin dal Medio Evo, San Pietro Montagnon, mentre gli altri due sono più propriamente in località Montegrotto. Queste distinzioni all’interno del territorio termale euganeo, lungi dal poter fondare sciocche forme di campanilismo, devono al contrario farci intendere che la zona e in se unitaria e che i vari poli devono essere guardati come un’unica ricchezza dalle diverse facce. A ben vedere gli scavi che hanno portato alla luce le rovine di epoca romana ci dicono di più: l'acqua termale viene trasportata con appositi acquedotti, dalle sorgenti ai luoghi di utilizzo, come le piscine, e viene usata più volte in piscine con diverse temperature. Il tema del trasporto dell’acqua termale, come quello del riuso o dell’uso plurimo, e tema ridiventato oggi di attualità. Nel tardo periodo romano, anche in seguito alle invasioni barbariche e ad un impoverimento e generalizzato, i grandi edifici termali cadono in rovina e sono abbandonati. Ne e prova la lettera di Cassiodoro, ministro e segretario del re Teodorico, che intorno al 510 d.C. invita un certo architetto padovano Aloisius o Luigi, a ripristinare il palazzo imperiale e le terme: ”i cespugli che nascono, per colpevole abbandono, vengano strappati, ripara anche il palazzo pubblico danneggiato ormai dalla lunga vecchiaia con un efficace restauro”. Qualche anno più tardi, Decimo Magno Ennodio di origine ticinese, Vescovo di Pavia, in una lettera, che contiene anche un carme, magnifica le fonti di Apono, e indirettamente conferma che le direttive di Cassiodoro sono state in qualche modo eseguite. Dobbiamo pero aver coscienza che ormai e cambiato l'ambiente culturale nel quale le terme avevano raggiunto il loro splendore. Le nuove genti romano-barbariche e longobarde non hanno il culto delle terme che avevano i romani, anzi, con l'affermarsi del cristianesimo questi luoghi di divertimento e di svago, che erano stati molto apprezzati dai pagani, erano visti come luoghi di corruzione morale e di peccato. C’è di più, le grandi vie di comunicazione sono interrotte, gli scambi commerciali e culturali sono affievoliti, si assiste ad uno spopolamento di alcune zone un tempo floride: le terme euganee non sfuggirono a questa situazione che produsse un lungo periodo di recessione e di miseria. La mancanza di documenti à termale si protrae infatti al XIII secolo, allorchè il Comune di Padova che possedeva i bagni di Montegrotto, ne tentò il ripristino e detto norme per calmierare i prezzi. Anche una legge seguente, datata 1339, detta norme di carattere sanitario per il corretto uso delle fonti: e il segnale che da un alto le terme hanno perso la loro funzionalità e dall’altro che intorno ad esse qualcosa si muove (7) . Nel Medioevo anche la zona termale, come buona parte dell’Europa, sul piano amministrativo e politico, e divisa in feudi, a Montegrotto i Da Montagnone con un forte castello sull’omonimo colle, ad Abano i Conti d’Abano per i quali, al contrario, non si conosce l'esatta ubicazione del castello, mentre Battaglia e feudo Carrarese. Sono pero i Vescovi, nel nostro caso quello di Padova, le Parrocchie: quella di San Lorenzo e quella di San Pietro, e i Monasteri (nel nostro caso quello di Praglia e quello di San Daniele) le entità territoriali maggiormente condizionano il territorio, che esercitano una certa autorità sulla popolazione, che organizzano la vita sociale delle genti che vivono sul territorio e che indirizzano l'agricoltura, che coordinano alcune importanti bonifiche, che finiscono per organizzare anche le terme. Sulle opere di bonifica e più in generale sugli interventi migliorativi operati dai Monasteri a favore del nostro territorio, vedasi il saggio del Professor Barcaro sul Monastero di San Daniele in Monte (8). Dopo duemila anni di storia nella quale la zona termale 5 percepita dalla gente e tratta à plitico-amministrativa come un territorio unitario, essa conosce, per la prima volta, nel periodo feudale, la presenza di confini. Pur non volendo entrare nella disputa tra chi preferisce mantenere le divisioni attuali e che si batte per l'unificazione dei Comuni termali, 0 bene che sia chiaro che l'attuale divisione ha origini feudali. Per 1 ’approfondimento delle vicende politiche e sociali di questo periodo rimanderei agli studi del Professor Sante Bortolami (9). Circa l'importanza della Chiesa nell’organizzazione economica e sociale e esemplare, anche successivamente, il grande sviluppo dei bagni di Monteortone legati, fin dalla metà. del XVI secolo alla presenza di un monastero. Sebbene i documenti non siano del tutto assenti, difficile dire come siano le terme in quest’epoca, come viva la gente, quanto numerosa sia la popolazione ed in quali condizioni economiche e sociali si trovi. Di sicuro sappiamo che nel 1355 Jacopo Dondi, professore dell’Università di Padova, dedicò degli studi alle terme, ed in particolare alle fonti di Montegrotto, dove tento anche di estrarre il sale dalle acque. Nel 1365 il poeta Francesco Petrarca venne a curarsi alle terme a conferma che per tutto il Medioevo l'attività termale continua, anche se in forma ridotta rispetto al passato ed in ambiti molto modesti. Questi ed altri segnali positivi hanno fatto ritenere che nel periodo comunale le terme siano rinate, ma si tratta di un’ipotesi non suffragat.a da documenti o da riscontri. La situazione sociale delle terme rimane probabilmente arretrata, si tratta in buona parte di una società di tipo contadino abbastanza povera, decimata da cicliche carestie: e malattie (a puro titolo di esempio si o calcolato che la pestilenza che colpi la Città di Padova nel 1576 uccise 12.000 su una popolazione stimata in 20.000 unita) che non riesce a sviluppare in loco una vera e propria entità politica, sociale ed economica. Il territorio e quasi sicuramente poco popolato e la gente si raduna in piccoli villaggi costituiti dalla chiesa, dal cimitero e da poche case: Abano San Lorenzo, Monterosso, Monteortone, più tardi Giarre (la località Oltrefossa ricordata dai documenti Medioevali non e ben localizzabile) San Pietro Montagnon (attuale Montegrotto) e Battaglia. Nel Medioevo, per la prima volta, sono menzionate le terme di Battaglia e ciò conferma la caratteristica di policentricità giù sottolineata in precedenza e l'espansione verso sud delle terme. Per ciò che riguarda le terme di Battaglia rimando al ben documentato saggio di Raffaella Piva sull’argomento (10). Qui basterà ricordare che il sito più antico e il Monte della Stupa che, a quanto par di capire, era costituito da una grotta al cui interno scaturiva una fonte termale e che formava una grotta sudatoria naturale. Queste terme sono poi conosciute come Terme di Sant’Elena e si svilupparono ai piedi del colle ove sorse il Palazzo Selvatico. Esse fiorirono tra i secoli XII e XVI ed ebbero fama non minore di quelle di Abano. L’altro polo termale, attivo per tutto il medioevo e precisamente tra il XV e il XIX secolo sono le Terme di San Bartolomeo, un località una località oggi dimenticata, ai piedi del Monte Castellone, ai confini tra Montegrotto, Galzignano e Battaglia, una località che dista qualche chilometro dalla zona di Civrana, dove sono sorti in epoca molto recente, alcuni modernissimi stabilimenti termali. Intorno ai bagni sorsero alloggi per i curandi ed una chiesa anche se furono frequentati solo da poveri contadini (11). Abbiamo detto che il Comune di Padova stabilisce regole per un corretto uso delle fonti termali e qui sorge una domanda: Abano, Montegrotto e Battaglia non erano Comuni? non erano retti da un’autorità locale? nemmeno dopo che si era affievolita l'autorità feudale e si apriva l'epoca dei Comuni? Per rispondere alla domanda dobbiamo rifarci alla storia del diritto Italiano e comprendere che il termine Comune e usato in diverse accezioni. Sull’origine dei Comuni ci sono diverse teorie: chi sostiene che siano sorti contro il potere feudale, chi invece al suo interno, l'importante e distinguere i Comuni cittadini politicamente ed amministrativamente ben strutturati, con proprie magistrature, un proprio esercito, un sistema fiscale, ecc., dai Comuni rurali che pare abbiano origine dall’esistenza di terre e di pascoli, comuni ad alcuni contadini, una comunione di fatto, non soggetta all'autorità del feudatario. In teoria queste terre appartenevano all’Impero ma di fatto erano proprietà comune dei contadini. Erano di solito terre incolte o quasi, zone collinari o montuose, pascoli difficili da raggiungere, terre marginali rispetto alle grandi proprietà terriere che erano invece saldamente in mano al feudatario, al vescovo o al Monastero. Ecco allora che il Comune rurale o un insieme di beni immobili e di persone che li abitano, che si danno una forma di amministrazione, ritagliando alcune autonomie dall’autorità feudale o da quella del Comune cittadino dominante. Anche nella nostra zona si formarono Comuni rurali ma l'unico di cui si ha notizia certa, in antico, e quello di Montegrotto che, nel 1123 aveva a capo il merigo Stefano, come riferisce Ludovico Antonio Muratori nell’opera Antiquitates Italicae Medii Aevi. L’autorità comunale era molto limitata perchè, come abbiamo, visto nell’area termale euganea vi erano in un primo momento, almeno tre feudi, due monasteri, e che più tardi, intorno al XIII secolo a questa autorità si sostituì. la giurisdizione del Comune di Padova che legiferava anche per buona parte del territorio della Provincia affermando un’autoritaà sovracomunale. Il periodo feudale non fu tranquillo per la nostra zona, in quanto essa fu più volte devastata da lotte tra feudatari e da eserciti invasori, basterà ricordare, per tutti gli altri, Ezzelino da Romano che cinse d’assedio per molti giorni il castello di Montegrotto e gli Scaligeri che compirono scorribande nella zona. Possiamo dunque affermare che in quest’epoca ci troviamo di fronte ad un territorio uniforme dal punto di vista ambientale e sociale, che l'attività termale e ridotta ma abbastanza diffusa in quanto sono attive le fonti del Montirone successivamente quelle di Monteortone, quelle di san Pietro Motagnon, presso la Chiesa parrocchiale, quelle di Montegrotto in località Casanuova, non distante dall’insediamento romano anche se quest’ultimo e ormai scomparso (esso risulta due metri sotto il livello di campagna) e due fonti a Battaglia. Sul territorio si distinguono cinque o sei villaggi, di contadini e piccoli artigiani, che sorgono intorno alla propria chiesa ed alcuni castelli, estesi i boschi, abitati da animali selvatici, qualche palude, poche e malsicure le strade; le comunicazioni avvenivano più facilmente attraverso i canali ed i corsi d’acqua. A partire del XII secolo particolare rilievo assume il canale di Battaglia che collega Padova con Monselice ed Este e con tutta la viabilità fluviale del Nord-Est (12). Con l'evento di Venezia, agli inizi del 1400, cessano le lotte ”feudali” tra i Signori e la situazione si stabilizza. Le vecchie famiglie perdono il loro ruolo e le le grandi proprietà terriere sono affidate a famiglie veneziane che investono notevoli capitali in terraferma, anche se questi investimenti non riescono a migliorare la situazione economica del territorio che rimane legato ad un’organizzazione produttiva chiusa ed arretrata. Anche alle terme si sviluppa una ”civiltà della Villa Veneta”, una residenza circondata da parchi e giardini posta a capo di una proprietà agricola. Tra le tante famiglie vanno ricordate quelle dei Dondi dell’Orologio, degli Obizzi, dei Mocenigo, dei Malipiero, dei Selvatico (13). Nei secoli XVI, XVII e XVIII le varie stazioni termali sparse su territorio conobbero vicende alterne. Fino al XVI secolo Battaglia ebbe un’importanza superiore alla stessa Abano mentre nei secoli successivi la situazione si capovolse a favore di Abano. Come ho già notato si alternano ciclicamente periodi di prosperità e momenti di abbandono e questa alternanza non riguarda sempre tutto il territorio ma anche singoli siti. Per esempio, come abbiamo accennato, a partire dal XVI secolo le fonti di Monteortone, integrandosi con la presenza e l'attività del Santuario della Madonna, hanno grande sviluppo e rinomanza, mentre altri siti cadono in abbandono. Una delle cause della decadenza delle terme fu, secondo Jacopo Facciolati, dovuta al fatto che dal XVI secolo si affermarono nuove terapie mediche basate sull’uso di erbe medicinali, dopo l'istituzione dell’Orto Botanico di Padova: l'uso delle erbe medicinali avrebbe tolto prestigio alle cure termale i. Se con Venezia la situazione politica 0 di relativa calma, non si può dire certo che il territorio conosca tempi di prosperità,. Gli abitanti sono ancora poveri e poco numerosi, le cure termali sono condotte in modo empirico. Come già aveva fatto tre secoli prima il Comune di Padova, per ovviare a questo stato di cose la Repubblica Veneta emana diverse leggi ed investe del problema alcune magistrature come i Riformatori dello Studio di Padova che nel 1755 incaricano il celebre medico Gian Battista Morgagni assieme ad altri due colleghi di studiare le terme e per predisporre provvedimenti legislativi atti a far ”risorgere li Baqni di Monte Ortone e luoghi circonvicini”. Nel corso di tutto il ’700 gli studi dei fenomeni termali e sulla loro efficacia terapeutica non mancano: Antonio Vallisneri, Domenico Vandelli, Giuseppe Bertossi, Salvator Mandruzzato dedicarono molti studi ai Bagni aponensi e ci hanno lasciato importanti trattati in questa materia Purtroppo risollevare le terme dallo stato in cui si trovavano non era cosa facile: vi ostava l'empiricià con cui si usava l'acqua termale e il fango, le scarse garanzie igieniche, nonchè l'ignoranza e l'esosità degli osti. Pare dunque la situazione non sia migliorata rispetto alla meta del 1300. Furono nominati ispettori delle terme ed emanati tariffari per impedire usi scorretti del fango e per limitare le pretese degli osti e dei tavernai i quali, per servizi molto scadenti erano adusi ”spellare” i malcapitati curandi Ma quale era, ci chiediamo ancora una volta la situazione socio-economica della popolazione? Non disponiamo di pubblicazioni che con metodo ed in modo approfondito e analitico esaminano il nostro territorio durante guest’epoca ma dagli studi condotti risulta che la situazione economica e sociale o ancora molto disastrata, anche se, proprio in questo periodo vi sono segni di una ripresa.

Uno studio di Lucia Piazza che ha analizzato la situazione economica e demografica di Abano per tutto il 1700 (14), ci da il seguente quadro della situazione del territorio: 3.212 campi, pari a oltre 1.200 ettari, i quali rappresentano ben il 70% del territorio comunale di Abano, appartengono a quattro o cinque famiglie della nobiltà veneziana ( i Mocenigo 807 campi, i Moro 232 campi, gli Zambelli 151 campi, i Bartoli 98 campi) ed ad altrettante di quella padovana ( Dondi dell’Orologio 372 campi, Venturini 221 campi, Casale 141 campi, Macoppe 91 campi, Secco 98 campi). Gli Enti Religiosi posseggono il 25% della terra ( Il Monastero di San Daniele 400 campi, il Monastero di Praglia 254 campi, il Monastero di Monteortone 157 campi, la Parrocchia di San Lorenzo 26 campi) Agli Enti Civili ed ai cittadini appartiene la quota residuale del 5% a riprova che la maggior parte dei contadini lavora la terra altrui e non e sviluppata la categoria dei i coltivatori diretti. Intorno al 1750 esistono ad Ahano 51 case, 2 casoni, 2 osterie, 1 beccaria (macelleria), 1 forno per il pane, gli abitanti ammontano a circa 2.000 persone raggruppate in circa 360 famiglie che contano dunque 5-6 componenti. Nel 1770 i negozianti e i bottegai aumentano a 7 e nel giro di 14 anni, nel 1784, risultano raddoppiati in relazione con lo sviluppo delle terme che caratterizza i due ultimi decenni del secolo; nel 1775 sono segnalati 2 medici. La gran parte degli abitanti e costituita da contadini ma nel 1780-84 si contano 20 artigiani, 3 armaroli, un professore d’arte liberale, ben 30 servitori che sono anch’essi da mettere in relazione con lo sviluppo delle terme al quale hanno dato nuovo impulso le famiglie padovane, alcune di origine ebraica, che in questo scorcio di secolo ed agli inizi del successivo iniziano nelle loro ville una moderna attività turistico-termale. Come in tutta Europa la vita media o breve e la mortalità aumenta molto nei mesi invernali a riprova che le già difficili condizioni di vita peggioravano d’inverno quando e più difficile coprirsi, scaldarsi e trovar cibo sufficiente. Nella seconda meta del 1700, in più riprese, in seguito a scavi archeologici condotti con una certa sistematicità (per quanto questa espressione possa valere in un contesto settecentesco) in località Casanuova, di Montegrotto, da parte di Giovanni Antonio Dondi dell’Orologio, vengono scoperte le terme di epoca romana (15). Parte di questo materiale e stato inevitabilmente disperso mentre altro, costituito da ”ben connesso e polito marmo e maestose vasche”, viene prelevato da Montegrotto e portato ad Abano per essere adattato e riusato presso le terme dei Dondi dell’Orologio, l'attuale Hotel Orologio. Questa circostanza e importantissima ed emblematica per la storia delle terme per almeno quattro significati che essa riveste. Il primo e che si 0 manomesso e disperso un grande patrimonio del passato che non potrà più essere ricostruito e studiato: un vero e proprio scempio archeologico. Non l'unico in verità poichè accanimenti ben peggiori hanno segnato anche anni a noi molto più vicini. Il secondo e che in loco, non solo a Montegrotto ma nemmeno ad Abano non e esistita (gualcuno direbbe non o mai) un'autorità morale e civile capace di esercitare alcunchè. Non ne conosciamo il motivo ma quello che o mancato alle terme in questi secoli e stata un’identità culturale, un’identità morale e civile in grado di custodire, valorizzare, sfruttare, far fruttare non solo il prezioso dono dell’acqua calda ma nemmeno i beni ambientali e monumentali. Il terzo e che d’ora in poi sar Abano e non Montegrotto a giocare un ruolo importante con le fonti del Montirone e lo Stabilimento Orologio. Il quarto o che Giovanni Antonio Dondi dell’Orologio, si impegna in un’importante opera di rinnovamento delle terme, creando, per la prirna volta in epoca recente, un moderno stabilimento termale che sa raccogliere ”nella abitazione stessa il rimedio, gli ordigni per applicarlo, il divertimento, la devozione: e di cio nulla manca in questo luogo. La Casa. la Chiesa, il Caffè. i Bagni sono in buona forma collegati,i” come riferisce puntualmente il Mandruzzato. Qui, ora, e nato il modello dello stabilimento termale euganeo che offre comodità e garanzie igieniche e che vede riunire sotto un’unico tetto l'albergo, il reparto cure e i locali per lo svago, questo modello, rivelatosi poi vincente, sarà adottato da altri imprenditori e segnerà. la vera rinascita delle terme euganee.




III La rinascita delle terme nel XIX secolo e le attività economiche del primo Novecento

Al grande caos della conquista napoleonica e della caduta della Serenissima Repubblica, che ha visto passare e ripassare sul territorio vari eserciti tutti più o meno seguiti da devastazioni e requisizioni, succede un periodo di calma e di relativa prosperità sotto la dominazione austriaca la quale, con leggi adeguate e con un apparato amminstrativo all’altezza della situazione, tenta di mettere ordine e di valorizzare le terme. Agli inizi dell’Ottocento Abano comincia ad essere un luogo frequentato da turisti. L’attivita e imperniata attorno alla ”Casa dei Dondi dell’Orologio” ed al Montirone che diventano il centro delle terme ed sono oggetto di una ristrutturazione urbanistica ed architettonica il cui progetto viene affidato ad uno dei più stimati architetti dell’epoca, Giuseppe Jappelli. Il progetto urbanistico non viene attuato se non parzialmente mentre quello architettonico, che prevede la riprogettazione della facciata dell’albergo Orologio, viene portato a termine e rimane a tutt’oggi uno dei pochi beni architettonici della Città di Abano. Lentamente comincia dunque un’evoluzione positiva del termalismo e dell’economia connessa, che funge da volano all’economia generale del territorio. Nel 1872, Jacopo Foscarini nella sua Guida alle Terme Euganee (l6) riferisce che nella zona termale sono attivi ben 16 stabilimenti così distribuiti: 10 ad Abano, 3 a Montegrotto e tre a Battaglia. Il totale delle camere ammonta a 472, ma il solo Stabilimento Orologio ne ha ben 118, 74 camere sono riservate ai servitori, 115 sono le vasche per bagni termali e 4 le grotte sudatorie, alcuni stabilimenti sono dotati di ”docciature”, di sale da caffè, stalle, giardini e passeggi. Assolutamente determinante in questo positivo processo evolutivo e stata la severità con la quale sono state garantite le condizioni igieniche delle cure. Si crea la figura del medico ispettore che ha la direzione medica degli stabilimenti termali, come riferisce Foscarini, anch’egli medico alle terme, la funzione del direttore sanitario e quella di ”stabilire ad ogni infermo la cura, sorvegliarne l'andamento e raccogliere in appositi registri le osservazioni fatte e gli ottenuti risultamenti”. Questi registri altro non sono che l'ormai famosa cartella medica, da più parti invocata anche ai giorni nostri. Oltre al medico ispettore, eletto dagli stessi proprietari delle terme, vi sono tre medici assistenti alle terme, uno per le terme di Abano, uno per quelle di Battaglia ed un terzo per quelle di Montegrotto e San Pietro Montagnon. Se la scelta di Abano a favore di un’economia legata al termalismo e netta e convinta, non così si può del resto dell’area termale nel quale giocano elementi di disturbo. Non tutte le varie entità territoriali hanno puntato, infatti, con decisione sulle terme. Nella seconda meta dell’Ottocento ed agli inizi del Novecento, accanto allo sviluppo delle terme prendono avvio o vengono potenziate anche attività di tipo industriale che vanno in senso opposto all’attività termale. Battaglia e Montegrotto, (allora formato dalle due frazioni di San Pietro Montagnon e Montegrotto) sono un unico Comune che sviluppa, accanto all'attività termale costituita da cinque o sei alberghi, un’importante attività estrattiva che interessa tre-quattro grandi cave nel territorio collinare e che arriverà ad impiegare centinaia di operai. L’estrazione della trachite e antichissima ed ininterrotta nei secoli, risale infatti ai romani, ma alla fine dell’Ottocento ed alI’inizio del Novecento, grazie anche alle nuove tecnologie ed al massiccio impiego di esplosivi, conosce un grande nuovo impulso. Non solo si cava la trachite in blocchi per usi edili e per pavimentazioni di piazze portici e cortili ma si utilizza anche e soprattutto il materiale di risulta, costituito da materiale minuto di forma irregolare, la breccia e il breccino, che serve per sottofondi stradali e per la massicciata della ferrovia. Forse molti ignorano che buona parte delle massicciate delle ferrovie del Nord Italia e stata cavata, a cavallo dei due secoIi, proprio nella zona collinare di Battaglia. Questa attività impegna diverso personale: molti erano i lavoratori addetti alle cave come cavatori o scalpellini, altri erano impegnati in servizi connessi come i cariolanti e i carrettieri che trasportavano le ”mase e” ed iI breccino in diverse località del Veneto. Il Comune di Battaglia, in quest’epoca, assume un’autonoma rilevanza economica anche nel sistema dei trasporti fluviali del Nord-est, con alcune centinaia di addetti a questa attività: i barca~z,i, i ~cval~ti (i conduttori di cavalli che trainavano i barconi che risalivano la corrente dei canali), i ~o)ag,t.j” (i manovali che trasportavano vari materiali, e soprattutto la scaja dalle diverse cave alle banchine di caricamento), coloro che erano addetti alla manutenzione dei canali e delle barche (il proto o maestro d’ascia, i pe~ig, e i addetti all’ applicazione della stoppa e della pece nelle operazioni di calafataggio) (17). Battaglia rafforzerà, successivamente, la vocazione industriale con 1’insediamento industriale delle Officine Galileo, che ha assorbito, in passato, molta manodopera. Un cenno all’agricoltura ed in particolare alla viticoltura che, nell’ultimo secolo ha mantenuto un proprio ruolo, anche se secondario. Da rilevare infine l’attivita dei vivai e delle serre Sgaravatti di Abano Terme che arrivo ad impegnare molte persone e che sono state capofila di un’attivita ora diffusa in Comuni limitrofi. La differenziazione delle risorse economiche non e da considerasi di per se disdicevole: lo diventa qualora faccia mancare, intacchi o entri in rotta di collisione con quella che si può definire la vocazione principale del territorio. Ora le cave di trachite sono quasi chiuse ma quanto degrado ambientale e paesaggistico hanno inferto ai Colli Euganei! Quanto c’è voluto per capire che anche il paesaggio e un bene da conservare, quanto tempo e passato prima che sia stato vietato far brillare le mine che causavano un notevole inquinamento acustico? In questa prospettiva anche il recente insediamento chimico-farmaceutico della FIDIA ad Abano Terme e stato, evidentemente, un errore. Pian piano le condizioni sociali delle nostre popolazioni migliorano anche se permangono sacche di arretratezza, di povertà, di analfabetismo. La dieta alimentare e ancora molto povera se nel 1880 vengono censiti 210 pellagrosi, un dato grave che tuttavia e purtroppo in linea con quelli della campagna veneta dell’epoca. La percentuale di analfabetismo e piuttosto elevata: nel 1876 si contano ben 1.816 analfabeti su una popolazione di 3.840 abitanti (18). Per tutto 1’Ottocento il vitto e gli alloggi della gente comune sono a livelli assai bassi, come nel resto della Provincia (19). Fino al 1919 Montegrotto e San Pietro Montagnon sono frazioni di Battaglia anche se cominciano ad essere più popolose e più importanti del Capoluogo. L’autonomia da Battaglia era salutata come foriera di prosperità per un nuovo e deciso sviluppo sociale ed economico che andava profilandosi e che nella vicina Abano era già una realtà. Nelle elezioni politiche svoltesi a Battaglia nel 1914 vinse la lista degli autonomisti che ottennero, nel 1919 una legge che prevedeva la divisione di Battaglia in due Comuni. L’autonomia fu operante nel 1921 ed il Comune staccatosi da Battaglia si chiamo San Pietro Montagnon, nome che fu mutato in quello di Montegrotto Terme nel 1934 (20). Tra la fine dell’ Ottocento e gli inizi del nostro secolo sorgono infatti nuovi alberghi, tutti dotati di proprio stabilimento termale. Grazie anche a nuove tecniche si scavano nuovi pozzi, anche ad una certa distanza dai luoghi tradizionali delle sorgenti calde. Nel 1936 ad Abano Terme si contano 22 stabilimenti, a Montegrotto Terme 4 a Battaglia uno solo. L’apertura di nuovi stabilimenti termali fu possibile, come abbiamo visto, grazie alle nuove tecniche di perforazione. La pratica delle terebrazioni si e molto diffusa in tutto il bacino termale il quale conta ormai circa duecento pozzi di cui un terzo a Montegrotto, tanto che sono nate alcune aziende specializzate in perforazioni e ricerche idrogeologiche. Queste tecniche furono casualmente applicate all’acqua termale perchè pare che le prime perforazioni, eseguite nel 1903 a Monteortone, fossero state fatte per cercare 1’acqua potabile. I trasporti giocarono in questo periodo un ruolo decisivo: il treno per Montegrotto e Battaglia (1866) ed il tram per Abano Terme (1911) costituirono un momento importante di crescita economica. Una tappa importante per l'economia della. zona e stata anche l'istituzione delle Aziende di Cura Soggiorno e Turismo, nel 1927 (la prima nel Veneto) ad Abano per Abano Teolo e Torreglia e nel 1950 a Montegrotto. Queste aziende, che hanno assunto la denominazione di Aziende di Promozione Turistica sono istituzioni che hanno hanno coordinato le iniziative turistico-alberghire ed al le quali e a f f affidata 1 ’ immagine de 1 le terme anche all’estro. Se da un lato e abbastanza facile capire che sarebbe meglio vi fosse una sola Azienda a rappresentare il bacino termale, dall’altro non sono state ancora superate alcune difficoltà in questo senso. Durante la Prima Guerra Mondiale il flusso turistico, naturalmete, scomparve: alcuni alberghi furono trasformati in ospedali, mentre altri, assieme ad alcune ville, a partire dalla disfatta di Caporet.to, furono sede di comandi militari. La Seconda Guerra Mondiale e la lotta di liberazione non risparmiarono nemmeno Abano: non solo per il temendo scoppio di un treno tedesco carico di esplosivo, bombardato dagli inglesi presso la Uilla Mocenigo-Mainardi, ma soprattutto per gli oltre cento caduti in guerra ed i numerosi feriti ed invalidi che si dovettero contare tra il fiore della gioventù.




IV La realtà socio-culturale attuale

Se a volte non e semplice capire la storia passata perere il trascorrere degli anni ha velato la realtà ed i documenti storici ed archeologici che ci sono tramandati non sempre sono agevoli da interpretare, nemmeno il presente, sempre in rapida evoluzione, talvolta sfuggente, talvolta imprevedibile, e facile da ricostruire. Finta la Guerra e la Resistenza e tornata la pace, si può affermare che la ripresa fu abbastanza rapida: se nel 1944 :.e presenze degli ospiti del Bacino Euganeo furono in tutto ’=-..372 di cui solo 167 stranieri, già nel 1945 abbiamo S2.329 presenze di cui 2.139 stranieri e nel 1970 1.620.294 presenze di sui 729.853 stranieri. Anche gli stabilimenti che nel 1940 erano in tutto 30 (23 ad Abano, 6 a Montegrotto e 1 a Battaglia) crebbero rapidamente: nel 1955 abbiamo 60 stabilimenti cc’~ ripartiti 48 ad Abano 12 a Montegrotto 1 a Battaglia. Abano e tutto il Bacino Termale Euqaneo divennero tra le località termali più frequentate d’Europa e registrarono presenze prestigiose di attori, registi, cantanti, sportivi, politici, uomini di Stato, f famiglie regnanti. La crescita dell’attività turistico-termale ha avuto positivi effetti su tutta l'attività terziaria del commercio e dei servizi e più in generale sulla crescita complessiva del territorio che registra, nel complesso, uno standard di vita superiore alla media del Veneto. Nel settore terziario si sono sviluppate le agenzie di viaggio, le banche, i ristoranti, le gelaterie, le pizzerie, le discoteche e molti negozi di generi di seconda necessita e di lusso come i negozi di moda, di moda intima, le boutique, i negozi di scarpe, le gioiellerie, le bigiotterie, le profumerie, i saloni di parrucchiera e le pelletterie. Nella sola Abano, a puro titolo di esempio, nel decennio 1970 1980, sono stati censiti ben 130 negozi di moda e si e calcolato che in uri decennio sono raddoppiati (21) E’ necessario fornire anche alcuni dati sulla popolazione per capire lo sviluppo sociale delle terme nel nostro secolo. Tra il 1861 e il 1961 Abano vede aumentare la. propria popolazione da 3.439 a 11.024 unita pari al 220-.. Battaglia e Monetarono che nel 1861 avevano insieme 2.840 persone, ne contano, nel 1961, riepettivamente 4.123 e 5.964 con un incremento record del 290 % se si pensa che nel medesimo periodo la media di incremento per la Provincia di Padova e di circa il 60%, mentre nell’area dei Colli Euganei ci sono stati addirittura momenti di flessione (22). Anche se rallentata, questa continua crescita del bacino termale ed e dovuta soprattutto al saldo attivo tra immigrazione ed emigrazione, perchè quello naturale nati/morti darebbe, negli ultimi anni, un saldo addirittura negativo a causa della ben nota flessione della natalità. Un ruolo importante per l'evoluzione sociale ed economica del territorio e stato svolto e lo sara sempre più dalla scuola, e dagli istituti di ricerca. Oltre alle scuole dell’obbligo, vi sono nel bacino termale euqaneo due Istituti superiori ed un Centro Studi Termali Pietro d’Abano. Fondamentale e il ruolo svolto dall’Istituto Alberghiero mentre si avverte la carenza di un istituto linguistico e di un liceo. Anche la Casa di Cura di Abano Terme, che funge da presidio ospedaliero, ha contributo ad innalzare il livello economico-sociale delle terme. Negli anni ’70 sono sorte sul territorio le biblioteche civiche che hanno avuto la delicata e fondamentale funzione di svolgere il servizio di pubblica lettura, di valorizzare la cultura locale e di promuovere attività culturali rivolte tanto ai residenti che agli ospiti. Purtroppo le attività cinematografiche, il teatro di prosa, la musica e la danza non hanno sempre trovato strutture all’altezza della situazione; così come le attrezzature sportive, se si eccettua Abano Terme con il Palazzetto dello sport con le piscine pubbliche, lasciano molto a desiderare. E’ stato rilevato che, se da un lato gli ospiti italiani lamentano carenze nel settore degli spettacoli e degli svaghi, quelli stranieri e soprattutto quelli tedeschi lamentano la mancanza di verde, di passeggiate, di percorsi pedonali, di piste ciclabili, come hanno messo in luce gli studi sulla realtà socio-economica commissionati dal Comune di Abano Terme (23). Ua detto con molta chiarezza che questi studi hanno chiarito che i motivi della scelta di Abano Terme, ma il discorso e valido per tutto il bacino termale, sono, almeno per quanto riguarda gli ospiti tedeschi, che costituiscono la maggioranza dei curandi stranieri, essenzialmente tre: ”1) Si sceglie Abano perchè ad Abano ci sono i fanghi, i fanghi migliori, i più benefici che esistano, come (pare) tutti sanno nei paesi di lingua tedesca 2) Si viene ad Abano per cura, solo per cura e per nessun altro motivo. 3) Si torna ad Abano perchè la cura è stata efficace e perchè si sono trovati una ricettività e dei servizi medici qualificati”. Se diamo per scontato che la qualità della cura termale e fondamentale, dobbiamo però anche capire che, dato il momento di flessione, bisogna rendere lofferta del bacino termale sempre più articolata e solida. E’ necessario che vengano studiati, in collaborazione

con l'niversita di Padova, i processi terapeutici che sono determinati dalle fangature e la loro validità statistica sul medio e lungo periodo. Vanno studiati, anche in questo caso con il prezioso apporto dell’Universita, i fenomeni idrogeologici, deve essere portata avanti la collaborazione con il Centro Regionale per l’Epidemiologia e la Prevenzione delle Malattie Reumatiche e per lo Studio del Termalismo e con l'associazione Italiana di Idrologia. La Regione del Veneto, che ha competenza sull’estrazione delle acque termali, ha emanato una legge (L.R. 30 marzo 1975 n. 31) che prevede la definizione, in collaborazione con diversi enti locali, del Piano per l'Utilizzo della Risorsa Termale. In loco, da parte loro, gli albergatori hanno costituito la Gestione Unica del Bacino Idrotermale che autoregolamenta e che controlla l’estrazione delle acque. In questo senso va ricordato che grazie all’applicazione di nuove sofisticate tecnologie, che utilizzano l'informatica per regolare l’emungimento, si tende a ridurre il volume di acgua estratta ed a massimizzarne l'uso. Le Terme Euganee dovranno poi curare, come oggi va di moda dire, ”l'immagine” ma e chiaro che tutto questo pero non basta: vanno no valorizzati al massimo i beni archeologici, monumentali e culturali, vanno aperti i Musei, vanno salvaguardate le emergenze storico-artistiche, vanno tutelati i beni ambientali e paesaggistici, come ha opportunamente notato Maurizia Bonatti Bacchini in un intervento ad un recente Congresso sulle Citta Termali tenutosi ad Abano Terme (24). ”Ambiente sano, tranquillità, e sicurezza sono aspetti dell’offerta turistica, oltre a questo tanta atmosfera seduttiva cui concorre la ricerca del bello urbano. Il bello e altamente terapeutico ed è un principio da ripristinare nelle nostre ciA:th” . In questa prospettiva e evidente che questi beni vanno gestiti in modo unitario dai Comuni Termali e vanno studiate quantomeno forme di cooperazione, se non dovessero decollare ipotesi di fusione. L’urbanizzazione disordinata che ha caratterizzato gli anni ’70 e ’80 deve assolutamente finire ed i Comuni Termali devono porre ogni cura per dotarsi di strumenti urbanistici che ricostruiscano un’immagine urbana all’altezza della situazione. Anche le iniziative e le attività culturali e di spettacolo vanno curate e portate ad un buon livello: lo sa bene chi frequenta qualche stazione termale europea: Baden Baden, a mero titolo di esempio, propone ogni anno tremila manifestazioni (oltre otto manifestazioni al giorno), che hanno luogo in spazi altamente attrezzati e dell’aspetto architettonico inconfondibile, come il Teatro, la Rotonda della Musica, il Kurhaus. Da qualche anno sono sorti stabilimenti termali ai confini di Abano Terme, in territorio del Comune di Teolo ed ai confini di Battaglia, in territorio di Galzignano; si tratta di un’espansione che ribadisce il concetto di policentricità già ricordato a proposito dei secoli passati e che rafforza l’idea di albergo-isola, un albergo cioè che si trova all’interno di un lotto di grandi dimensioni entro il quale trovano spazio il reparto cure, le piscine, i parcheggi, il parco, i campi da tennis, ed altre attrezzature sportive. Un albergo che ha con il resto del territorio e con gli abitanti, rapporti poco profondi ed occasionali. Le più recenti rilevazioni statistiche (1991) riportano che nel hacino termale euganeo sono aperti 142 alberghi (76 ad Abano Terme, 42 a Montegrotto il resto nel bacino termale) di cui 118 con annesso stabilimento termale. Sono a disposizione degli ospiti 12.31l camere con 18.763 posti letto e 1.898 gabinetti di cure. Le piscine ammontano a 244 e le vasche di macerazione del fango sono circa 1.600 (25).

Anche in quest’ultimo capitolo ci chiediamo quale sia la struttura sociale contemporanea. Abbiamo detto che la nostra e una società benestante e che le situazioni di povertà sono poche, anche se, come nel resto della penisola e aumentata la disoccupazione. Il lavoro alberghiero e quello degli addetti ad alcuni servizi come i bar, le gelaterie, le pizzerie ed i ristoranti, per il fatto di essere svolto anche in turni serali, notturni e festivi, ha negativamente influito sulle abitudini e sui rapporti familiari. Se a cio aggiungiamo il fenomeno della stagionalità che consiste nel fatto di veder ”migrare”, durante l’inverno, quando molti alberghi sono chiusi, alcune categorie di lavoratori alberghieri (camerieri, barmann, portieri, ecc.) verso le localizza turistiche invernali, il quadro non puà essere certo confortante. La chiusura di alcuni alberghi, come lo storico Hotel Orologio, e sicuramente un fatto che deve far pensare, anche se, come abbiamo visto questa non e una novità per un territorio che conosce da secoli momenti di crescita e periodi di flessione. E’ stata avvertita una riduzione della permanenza media degli ospiti delle terme che passa dai 10 giorni agli 8,5 nel periodo 1981-1989, che evidenzia il fenomeno del turismo di passaggio e della dell’attività congressistica, fenomeni che, se da un lato sono utili nella bassa stagione ed aumentano i coefficienti di utilizzazione media delle strutture ricettive, dall’altro non possono non snaturare la funzione curativa delle terme (26). Come e noto infatti, le cure termali ed in particolare le fangature hanno efficacia solo se applicate per un periodo valutato intorno alle due settimane. Alcuni studi prevedevano che comunque lo sviluppo della domanda turistica nazionale ed estera potesse crescere, mentre altre indagini economiche sono meno ottimiste. Si calcola che gli addetti alle strutture alberghiere ed al terziario indotto dall’attività alberghiera sia ammontata nel 1991, a 5.500 unita. Le presenze annue di ospiti del bacino termale euganeo, riferite al medesimo anno, ammontano a 3.404.670 con una percentuale di 57,03 stranieri. Si tratta di un dato in lenta ripresa, dopo un caduta che ha toccato il minimo degli ultimi 10 anni, nel 1990. Questi dati preoccupano ma non sono una novità per un territorio che conosce croniche contraddizioni. Io credo che le terme non debbano avere uno sviluppo quantitativo ma qualitativo, devono salvaguardare il verde, sostenere la grande risorsa costituita dal Parco dei Colli Euganei, valorizzati i beni culturali. Gli splendori che si susseguono alla distruzioni ed alle rovine, l'espansione che si alterna alla crisi, la ricchezza e la forza prepotente delle acque termali che e minacciata dall’intenso sfruttamento, la fiducia nell'attività turistico-alberghiera che si alterna alla ricerca di altri tipi di economia (un tempo le cave, ora una fabbrica chimico-farmaceutica), fanno delle terme una terra complessa e non facilmente omologabile, un luogo dove la cura dovra essere sempre più sorretta da solide conoscenze scientifiche, dove dovra imporsi sempre più una rigorosa ricerca tesa a migliorare la qualità della vita, dove assieme alle cure termali sara necessario offrire spazi verdi, piste ciclabili, passeggiate all’aria aperta, tranquillità, dove sara necessario valorizzare i beni archeologici e storico-artistici ed offrire un ventaglio di valide proposte di attività culturali e ricreative per poter contare sul fatto che, dopo le nebbie invernali, anche gli ospiti tornino numerosi, come le rondini a primavera.





Bibliografia

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