INTERVISTA AL SINDACO DEL COMUNE DI ABANO TERME

CESARE PILLON



Durante la lunga ricerca al fine di capire ancora una volta la questione Fusione, abbiamo avuto dopo lunga attesa un incontro con il sindaco del comune di Abano Terme, Cesare Pillon.

Durante la breve intervista, abbiamo potuto ascoltare ancora una volta, come si è sviluppata la vicenda e come il concetto di Fusione debba essere ricercato fra le lontane vicende storiche dei due comuni.

Con Pillon è emerso con maggior chiarezza, come l’idea sia nata dalla proposta di legge fatta nel 1991 dall’allora consigliere regionale del Pds Elio Armano.

Tale proposta era nata in seguito ad un dibattito che lo stesso Armano aveva avuto con il sindaco di Abano, che, allora come oggi, era lo stesso Pillon.

La tesi mossa dai due, non ebbe grande successo, se paragonata a quella che due anni più tardi fu presentata da Ivo Rossi, quella per l’istituzione del comune di Abano-Montegrotto Terme, proposta che si rifaceva alla legge regionale 24 Dicembre 1992, n 25.

Dall’intervista abbiamo potuto appurare che la proposta aveva origini lontane nel tempo a cui si aggiungeva dopo la caduta del muro di Berlino e l’apertura dell’Est europeo, uno stravolgimento dell’offerta turistica in termini di termalismo, tra l’altro riscontrabile in tutta Europa, in seguito anche ad un interessamento da parte di società d’investimento tedesche nei confronti dei vecchi impianti dell’Est, che comportava una rimessa in gioco dell’intero sistema, trovando la realtà Aponense del tutto impreparata.

Lo stesso Pillon ci ha dato ulteriore conferma di ciò, dal fatto che le ultime statistiche dicono che negli ultimi anni gli impianti termali della Baviera, hanno registrato un aumento delle presenze, fin d’ora mai osservate con picchi massimi che si aggirano attorno alle 31 milioni di presenze l’anno.

Secondo Pillon, queste cifre, sono particolarmente significative, non a caso, ci dicono che, la concorrenza oramai si è fatta troppo spietata e l’idea di fusione con tutti i vantaggi, in termini economici, di prestigio che comporta, consentirebbe di rimettere le carte in gioco.

Le vicende, che hanno consentito di arrivare, alla situazione odierna, sono state piuttosto lunghe e travagliate.

Successivamente alla proposta, infatti, si resero necessari degli studi che consentissero alla due amministrazioni di valutare la fattibilità della proposta, analizzando le possibili soluzioni e i tanti vantaggi che avrebbero potuto trarre i due comuni, se avessero cominciato a ragionare come un’unica entità. Ed infatti con DGR n 3621 del 6/10/98, venne affidato al Dipartimento di Scienze Economiche dell’ Università di Padova il compito di concorrere con il Gruppo Interdisciplinare regionale allo studio degli effetti che la fusione avrebbe determinato sui due comuni, consentendo alle due amministrazioni di valutare i pro e i contro, analizzando le possibili soluzioni e i tanti vantaggi che avrebbero potuto nascere dall’idea.

L’idea dello studio, però, non venne soltanto come prova da sfruttare per convincere i tanti ancora restii alla cosa, ma divenne, secondo quanto affermato dallo stesso Pillon, il mezzo per cercare di ritardare il più possibile il referendum, visto come unico mezzo concreto con il quale risolvere in modo, più “democratico” possibile la questione.

Secondo Pillon.la fusione è l’unica soluzione per consentire alle due realtà ma soprattutto a Montegrotto di reggere il duro colpo delle concorrenza tedesca.

Non a caso, in questi ultimi anni, si sono effettuati moltissimi lavori nell’ambito di Abano, con la ristrutturazione di moltissimi alberghi, la realizzazione dell’area pedonale, fulcro d’attrazione per una vasta area circostante, la modifica della viabilità. Questa opera di riqualificazione, però non ha interessato Montegrotto, che è rimasta invece ancorata ad un vecchio sistema termale dei primi anni 70, con strutture ormai surclassate e poco accattivanti.

Per Pillon, questo non è il modo migliore per risolvere la questione, non a caso, la ragione su cui si muove, che di primo acchito sembra di carattere prettamente economico, è sostanzialmente: divenire competitivi a livello europeo, attraverso la realizzazione di una serie di opere, che prevedono come punto di partenza, uno sviluppo globale dell’area.





Durante l’intervista, abbiamo cercato di capire qual è la ragione fondamentale da cui nasce il blocco, quali sono i motivi che impediscono la realizzazione di un tale vantaggioso obiettivo.

A tale domanda il Sindaco ha cercato di darci più di una ragione, innazi tutto una di carattere politico, ossia fondamentalmente la paura di perdere, e questo per Montegrotto, il prestigio e l’indipendenza, anche se questa si paga in termini di competitività, sostanzialmente perdita del posto, l’altra di carattere economico, con l’impossibilità di mettere d’accordo tutte le forze in campo, ossia l’incapacità di ottimizzare tutti gli sforzi coinvolti.

A questo poi si somma la grande dimensione e l’impatto che avrebbe un comune di circa 30.000 abitanti alle porte di Padova, dimensione sicuramente non sottovalutabile, se si considera l’eventualità da molti prospettata, che il grande comune Abano-Montegrotto, non farebbe che divenire un grosso quartiere dormitorio, realtà per Pillon, alquanto improbabile.

Eventualità per altro inesistente per l’ esperienza di fusione che già ha interessato la provincia e che ha portato alla costituzione del comune di Due Carrare.

Secondo Pillon, un comune di queste dimensioni alle porte di Padova, diverrebbe appunto perché punta sul termalismo, una realtà appetibile da molti, perché relativamente grande, quindi in grado di offrire tutti i servizi ad un cittadino, ma contemporaneamente ancora distante dal caos e dai problemi che una città come il capoluogo affronta, perché ancora legata a schemi che si rifanno alla natura e al patrimonio che essa ci offre.

Secondo il Sindaco, la frattura fondamentale è in qualche modo legata al fatto di considerare le Terme da un lato, come una riserva, da sfruttare in modo sistematico a livello turistico e dall’altro Terme invece come luogo di abitazione, cittadina nel quale vivono ed abitano soggetti che ogni giorno si spostano per lavoro, tendenzialmente verso Padova.

L’area infatti non è in grado di offrire grosse strutture d’impiego,che non siano strettamente connesse al turismo, a parte la Fidia, che in tempi non troppo lontani ha conosciuto un brutto momento di crisi, a parte qualche attività artigianale, comunque legata agli alberghi, ha sempre costretto i suoi abitanti a cercare impiego all’esterno.

In ogni caso, per Pillon, la carta da giocare per riuscire ad affrontare in modo proficuo, il pericolo” caduta economica,” che tra l’altro per molti si presenta inevitabile, è quella della Fusione.

Concretamente, le due amministrazioni, pensano di partire inizialmente con un unione dei servizi e poi successivamente una fusione vera e propria che vedrebbe sedersi e questo per una tradizione politica molto più matura, al tavolo delle nuova amministrazione un consiglio prevalentemente composto da rappresentanti il comune di Abano, a discapito delle figure istituzionali di Montegrotto, con tutti i problemi legati alla perdita di poteri che a ciò comporta.

Attualmente le uniche reali collaborazioni in atto si esprimono nelle ATP e nelle GESTIONI UNICHE, al quale si sommano le manifestazioni, quali mostre, seminari e tornei di calcetto.

Il problema delle collaborazioni è legato, innanzi tutto all’aspetto economico, cioè con una discrepanza economica, tra Abano e Montegrotto e ad una scarsa partecipazione, che vede purtroppo interessati realmente soltanto gli organizzatori.

Lo stesso Sindaco ha ,infatti, ammesso che le manifestazioni, sono tutte di un certo livello, che probabilmente non va molto incontro alla stragrande maggioranza delle gente, ma organizzare solo per attrarre, senza dare spazio alla cultura non avrebbe senso, soprattuto per una città come Abano che punta anche sul prestigio culturale.

La posizione attuale vede comunque una sorta di stallo, allo stato dei fatti sembra che le due amministrazioni, si rendano conto dell’insufficienza degli sforzi fatti fino a questo momento e dell’utilizzazione di strategie poco adeguate, al fine di avere un concreto coinvolgimento popolare, strategie che ha ammesso lo stesso Sindaco, sono state troppo concentrate sull’aspetto politico e quasi per nulla sulla partecipazione popolare.

Il problema a questo punto è interamente affidato al referendum, che si pensava non fosse più possibile per aver superato i termini concessi, poi in seguito ad una legge della regione, salvato e fissato non oltre 8/9 mesi dalla data di pubblicazione del suo recupero.

La convinzione del Sindaco di Abano è che purtroppo questa idea così vantaggiosa, una volta affidata al giudizio popolare si risolverà purtroppo attraverso una schiacciante sconfitta, non solo fra gli elettori del comune più restio, in pratica Montegrotto, ma anche fra le file di Abano.

Tutta la vicenda si esprimerà soltanto in un bel tentativo, purtroppo non supportato da politiche adeguate.

La convinzione peraltro diffusa è che se non si adotteranno tutte le strategie adeguate, e soprattutto se la fusione non andrà in porto nel giro di pochissimo tempo, l’intera area termale, si vedrà superare da nuovi e moderni impianti all’estero, determinando così la fine del turismo termale aponense.



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