21 Febbraio 1999
Lunificazione. Lex sindaco di Montegrotto conferma il no
Gallo: « Uno sfascio culturale »
Montegrotto
Da qualche tempo circola una battuta perfida: « Come si chiamerà il Comune nato aallunificazione? Semplice: per motivi di ordine alfabetico, Abano Terme contribuirà con la prima parte del proprio nome e Montegrotto Terme con la seconda. Quindi: Abano... Terme ». Scherzi a parte, nella « boutade » sono racchiuse le paure di gran parte dei sampietrini, che temono di venire « fagocitati » dal comune vicino. Ovvio che non ne vogliano sapere di un « matrimonio » che assomiglierebbe a una sorta di « ratto della sabine ». Sullo spinoso argomento, tornato alla ribalta dopo il dietrofront del sindaco Elvio Cognolato (che ha improvvisamente congelato ogni ipotesi di fusione per timore di un colossale « boomerang » elettorale ai danni dellUlivo di Montegrotto, se venisse indetta in tempi brevi una consultazione referendaria dallesito negativo scontato, scatenando così le ire del capo della giunta di Abano), partiti e movimenti locali hanno più o meno tutti detto la loro. Allappello mancava solo uno dei più fieri oppositori delle « Grandi terme »: lex sindaco leghista Giuseppe Gallo. Che adesso ha deciso di farsi sentire. « Quandero capo dellamministrazione esordisce sono stato continuamente tallonato dai vari Pillon, Armano e Rossi. Ho sempre detto no allunificazione anche se mi sono pronunciato a fayore dellintegrazione di alcuni servizi. Lo sfascio di culture, tradizioni, usi e costumi sarebbe troppo grande. E i cittadini di Montegrotto prosegue lex primo cittadino non sono disponibili a diventare i residenti di una semplice frazione di Abano. Se ci sarà . un referendum, i nani della politica (come il primo cittadino aponense ha definito chi si oppone allunione) daranno scacco al gigante Pillon ». Gallo ha infine stigmatizzato il (presunto, anche se mai smentito) disegno dello stesso Pillon di puntare una terza volta alla poltrona di sindaco: « dribblando » grazie alla nascita di un nuovo Comune la legge che impone il « tetto » di due mandati consecutivi come massimo di permanenza alla guida di una giunta.
Eugenio Garzotto
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